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EL CLAN



Regia: Pablo Trapero
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Titolo del film: EL CLAN
Titolo originale: EL CLAN
Cast: regia e scenegg.: Pablo Trapero interpr. princ.: Guillermo Francella, Peter Lanzani, Lili Popovich, Gaston Cocchiarale durata: 108 origine: ARGENTINA / SPAGNA 2015
Sceneggiatura: Pablo Trapero
Nazione: ARGENTINA / SPAGNA
Anno: 2015
Presentato: 72. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2015) VENEZIA 72

È la storia del figlio maggiore di Puccio, Arquìmedes (Alejandro), giocatore di rugby di un prestigioso club locale, che viene costretto dal padre a partecipare a sequestri di giovani o adulti appartenenti a famiglie borghesi e benestanti allo scopo di ricavarne lucrosi riscatti.  Puccio il capo famiglia organizza diversi sequestri che quasi sempre si concludono con l’uccisione dei sequestrati, al fine di non farsi individuare; questo accade anche dopo aver ottenuto il riscatto. Questi movimenti sono sempre avvenuti con una certa copertura di uomini della dittatura argentina. Quando, il clima politico si evolve verso la democrazia, anche il clan Puccio comincia a sentirne ripercussioni negative. L’ultimo sequestro, infatti, viene scoperto e produce l’arresto di tutto il clan, compreso Alejandro. Dopo aver subito l’ultima angheria dal padre che si è fatto picchiare violentemente, decide di togliersi la vita, buttandosi dal balconcino della gradinata che raggiungeva l’aula di giustizia, dove si sarebbe svolto il processo al clan. Alejandro non muore, ma sconta comunque la pena inflittagli, come, del resto, è toccato al padre e ad ogni componente del clan.  Le donne della famiglia, vengono invece assolte, perché ritenute all’oscuro dell’attività del capo famiglia. Puccio comunque viene abbandonato da tutti i membri della sua famiglia, dopo aver constatato le brutalità delle sue azioni  tenute nascoste.

 

Il racconto è suddiviso in tre parti che ruotano tutte attorno al protagonista principale Alejandro:

– nella prima parte ci viene rappresentata la famiglia benestante di Puccio, l’ambiente in cui vive, la grande passione per il rugby che per Alejandro è molto importante ed è apprezzato da tutti, la ritrosia dello stesso a commettere i sequestri organizzati dal padre a cui comunque ubbidisce sempre;

– la seconda parte coincide con la decisione di Alejandro di non partecipare più ai sequestri organizzati dal padre e cerca di vivere una vita normale, nonostante la disapprovazione di Puccio per il comportamento del figlio che viene, per questo, ritenuto da lui ingrato. L’episodio di un sequestro non riuscito, a cui il figlio non aveva partecipato, viene addebitato ad Alejandro, a cui va, da parte del padre, tutta la responsabilità dell’insuccesso.

– nella terza parte abbiamo la realizzazione dell’ultimo sequestro, la liberazione dell’ostaggio da parte della polizia argentina il conseguente arresto di tutto il clan e il tentativo di suicidio di Alejandro.

 

Se poi aggiungiamo il contesto ambientale, sociale e politico argentino che, in quel periodo,  stava realizzando il passaggio dalla dittatura alla democrazia e la conferma che il film è tratto da una storia vera, ne scaturisce come idea centrale che il pensiero dell’autore è quello di “rappresentare un clan che, nell’Argentina di quei tempi non avrebbe potuto esistere se non con l’appoggio della dittatura che proteggeva il clan stesso e lo lasciava operare in senso politico; ma, con il passaggio alla democrazia, ha continuato a persistere per colpire quella parte borghese argentina che sosteneva il nuovo corso, ma anche per fare soldi e permettere al clan di perseverare nel benessere economico.

 

 

È quindi un film di denuncia di quei fatti criminosi, ma anche una denuncia di mentalità criminali che, pur cambiando i vari regimi che si susseguono nella storia, persistono nei loro metodi aberranti.

 


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