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L ESERCITO PI PICCOLO DEL MONDO



Regia: Gianfranco Pannone
Lettura del film di: Manfredi Mancuso
Titolo del film: L ESERCITO PI PICCOLO DEL MONDO
Titolo originale: L ESERCITO PI PICCOLO DEL MONDO
Cast: regia e scenegg.: Gianfranco Pannone durata: 80 produz.: CTV Centro Televisivo Vaticano origine: CITT DEL VATICANO / SVIZZERA, 2015
Sceneggiatura: Gianfranco Pannone
Nazione: CITT DEL VATICANO / SVIZZERA
Anno: 2015
Presentato: 72. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2015) FUORI CONCORSO

Un gruppo di giovani ragazzi Svizzeri cerca di far parte del Corpo di Sicurezza Pontificia, al Vaticano. Le giovani “Guardie Svizzere” passano fra sessioni di addestramento e lezioni di Italiano, impiegando il loro tempo libero a fraternizzare tra loro e con la gente del luogo, tenendo sempre vivi i rapporti con le famiglie d’origine.

 

Indossando la divisa multicolore del corpo Svizzero, le giovani reclute svelano poco a poco le loro origini eterogenee: chi viene dall’Argovia, chi ha origini Lucane; chi faceva il guardiaboschi, chi lavorava come chimico farmaceutico. Tutti i ragazzi sono però accumunati dal rispetto per la figura di Papa Francesco e della divisa che indossano, ricca di tradizioni e storia.

Mentre i mesi passano, il gruppo impara a diventare più coeso e orgoglioso della loro appartenenza al Corpo, fino a giungere al giorno dell’agognato giuramento, che sancisce il riconoscimento ufficiale della loro appartenenza al reparto, coronando i loro sforzi.

Seppur forse apprezzabile a livello di indagine “sociologica” nel mostrare la vita di giovani ragazzi entrati in contatto con un corpo militare dalla forte tradizione e storia, il documentario di Pannone non sembra però avere le idee chiare su cosa esprimere al riguardo. Le scene dedicate ai cadetti danno sì forse un’impressione generale di “gioventù” sana e permeata da valori che, qui e lì, saltano fuori (intuiti più che mostrati), ma risultano troppo frammentarie e non così efficace da riuscire a significare altro se non la vicenda che viene in esse rappresentata. Allo stesso modo, l’idea della maestosità e della tradizione del Corpo militare (L’esercito del titolo), che pur è presente e, a momenti, trattata con trovate visive di un certo acume, si perde principalmente a causa della “banalità” disarmante (e si aggiungerebbe anche di certa piattezza compositiva delle immagini) delle scene principali all’interno delle sequenze. Tanto che la storia di quel gruppo di cadetti potrebbe ben essere scambiata per la storia di un gruppo di giovani liceali in gita scolastica per una città d’arte. Certo, vi sono le bellezze maestose dell’architettura e dell’arte Vaticana; la pregevolezza cromatica delle stoffe delle uniformi e del piumaggio degli elmi; la solennità di certi riti (solennità che, si badi bene, resta tutto a livello di cosa rappresentata e non di sua rappresentazione), ma tutto si perde principalmente a causa dell’approssimativo lavoro di “traduzione” cinematografica (dalla realtà della cosa al segno cinematografico) che viene qui messo in atto. Si sarebbe perfino tentati di parlare non di carenza strutturale (struttura, ovviamente tematica e ideologica, non narrativa), ma di vera e propria mancanza.
La stessa che lascia, per esempio, perplessi di fronte alla scena del Papa Francesco, il quale più che un Pontefice sembra quasi essere “messo in scena” come una rockstar con tanto di strette di mano e foto di gruppo (mancano solo gli autografi). Tanto che ci si chiede perchè Pannone, che pur è riuscito in altri momenti del film a rendere bene l’idea del prestigio dell’Istituzione Vaticana, non abbia saputo - o forse non abbia voluto - parimenti ammantare la figura del “personaggio” Francesco I della medesima aura di rispetto e sacralità.
Anche, del resto, a un semplice livello narrativo, il film non brilla particolarmente nè per ritmo, nè per interesse e si finisce ben presto con l’annoiarsi di fronte alle (non) storie di personaggi che mancano di qualsiasi profondità psicologica.
Al punto da ritenersi fortunati che tale film si sia basato su un “esercito” così esiguo da coprire soltanto 80 minuti.

 


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