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MARGUERITE



Regia: Xavier Giannoli
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Titolo del film: MARGUERITE
Titolo originale: MARGUERITE
Cast: scenegg.: Xavier Giannoli, Marcia Romani – interpr. princ.: Catherine Frot, André Marcon, Michel Fau, Christa Théret, Denis Mpunga – durata: 127’ – origine: FRANCIA / REPUBBLICA CECA / BELGIO, 2015 127’ – distrib.: Movies Inspired
Sceneggiatura: Xavier Giannoli, Marcia Romani
Nazione: FRANCIA / REPUBBLICA CECA / BELGIO
Anno: 2015
Presentato: 72. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2015) VENEZIA 72
Premi: PREMIO TADDEI 2015

E’ la di storia di Marguerite, donna carica di passione per la musica lirica, che ritiene di saper cantare in modo sublime. La contessa è molto ricca e vive in una casa/castello di stile aristocratico e di notevole valore. La classe nobile dell’epoca (1921) che vive in Parigi e dintorni, utilizza la disponibilità della contessa per organizzare eventi benefici rivolti agli orfani di guerra. In queste occasioni Marguerite è solita esibirsi in brani musicali, cantati, però, in modo riprovevole, atteggiandosi come un “pavone” (volatile da lei molto apprezzato), ma nessuno ha mai osato farglielo notare, anzi da tutti è sempre molto applaudita come una star.  In una di queste feste si introducono furtivamente due amici (un giornalista e un poeta) che, a fronte di quello che hanno notato (tanta falsità e ipocrisia in questo mondo aristocratico), pensano di stare al gioco potenziando l’illusione di Marguerite con elogi giornalistici, poesie particolari,  inducendola anche ad uscire dal suo castello “incantato” nel quale ha sempre vissuto le sue illusioni di brava cantante.  Le sue esibizioni, infatti, sono sempre avvenute nella sua dimora, allestita di tutto punto come se fosse in teatro. Tutti i personaggi che la circondano da sempre, coltivano la sua illusione e nessuno ha mai avuto il coraggio di portarla alla realtà (l’assistente autista/fotografo/musicista, la servitù, il marito, ecc.), mentre i personaggi che non fanno parte della sua vita, mantengono volutamente questa situazione per strumentalizzarla e per irridere questo mondo aristocratico falso e solo attento ai propri privilegi.  La convincono, quindi, ad organizzare uno spettacolo pubblico (la sua prima) per beneficenza. Ovviamente si rivela un disastro, ma prima di rendersene conto, cade a terra per aver intonato secondo le sue possibilità un gorgheggio troppo impegnativo. In ospedale, dopo essere stata curata, il medico e il marito, con il consenso di quei personaggi che le erano più vicino, decidono di svelarle la verità circa il fatto che non sa cantare, utilizzando una registrazione delle sue esibizioni canore. Lo shock, provocato dalla presa di coscienza dei suoi limiti, è per Marguerite mortale e spira tra le braccia del marito. Il film si chiude con lo scatto fotografico su questa scena che, per come ci viene rappresentata, ci porta alla mente la Pietà di Michelangelo.

 

La struttura narrativa evidenzia:  

– il rapporto con il marito che tradisce Marguerite; costui non rivela alla moglie la sua incapacità di cantare, temendo di perdere la propria condizione di persona agiata, condizione che gli permette, tra l’altro, di mantenere la sua relazione extra coniugale.        

– Il rapporto con l’autista/fotografo che asseconda Marguerite nella sua passione del canto, pur riconoscendone i forti limiti, ma per renderla felice, nella consapevolezza che tutti l’hanno sempre derisa. Dopo l’incontro con una donna da amare, pure lui decide di creare le condizioni affinché Marguerite venga informata della sua incapacità di cantare. La immortala poi, nel momento della sua morte, morte che ritiene frutto di una passione illimitata per la musica.

– Il rapporto con tutte le persone che la strumentalizzano sia all’interno della casta degli aristocratici, sia tra chi la utilizza per opporsi alla aristocrazia borghese, portatrice di falsità. In questo ambito spicca il rapporto del giornalista con una giovane cantante promettente. Di questa figura, però, non ne parla sul suo giornale, perché teme sia che possa diventare come Marguerite, sia che possa perderla come persona da amare. 

Da questo insieme di elementi emerge l’idea centrale: “la passione smisurata per la musica (come per ogni altra forma artistica), può produrre allucinazioni e convincimenti irreali se questa passione è scollegata con la realtà e la verità oggettiva. Se poi l’ambiente circostante sia aristocratico che popolare non fa nulla per mettere in luce la verità e permette situazioni di menzogna, i pericoli che ne conseguono sono le delusioni, lo sconforto e in casi estremi anche la morte.  Solo la pietà e la compassione possono aiutare o meglio accompagnare chi vive nell’irreale, certo è che ogni passione deve fare i conti con il mondo reale in cui si esprime“.  

Vi è una battuta nel film che può racchiudere il concetto espresso nell’idea centrale “La vita o la sogniamo o la viviamo”.  Il regista, concludendo il film con una raffigurazione fotografica che fa pensare alla Pietà di Michelangelo, si collega forse a lontane  reminiscenze cristiane.

 


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