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SIVAS



Regia: Kaan Mjdeci
Lettura del film di: Manfredi Mancuso
Titolo del film: SIVAS
Titolo originale: SIVAS
Cast: regia, scenegg.: Kaan Mjdeci fotogr.: Armin Dieroff, Martin Hogsnes Solvang mont.: Yorgos Mavropsaridis scenogr.: Meral Efe Yurtsever, Emre Yurtsever mus.: Cevdet Erek suono: Leandros Ntounis cost.: Ayse Yildiz trucco: Esma Keskin gt interpr. princ.: Dogan Izci (Aslan), akir (Sivas), Hasan zdemir (Hasan), Ezgi Ergin (Ayse), Furkan Uyar (Osman), Ozan elik (Sahin), Muttalip Mjdeci (Village Headman), Banu Fotocan (Mother), Hasan Yazilitilas (Father), Okan Avci (Teacher) colore durata: 97 produz.: Kaan Film con Coloured Giraffes e Ret Film origine: TURCHIA, GERMANIA, 2014
Sceneggiatura: Kaan Mjdeci
Nazione: TURCHIA, GERMANIA
Anno: 2014
Presentato: 71. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2014) CONCORSO
Premi: PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA

L’undicenne Aslan vive in una povero villaggio dell’Anatolia insieme con il padre e il fratello maggiore. Aslan vorrebbe partecipare alla recita scolastica della sua scuola (dove si sta preparando uno spettacolo tratto da “Biancaneve e i Sette Nani”) nel ruolo del Principe Azzurro, così da avere una chance in più per far breccia nel cuore della ragazzina alla quale è interessato e che interpreta Biancaneve. Finisce però, con suo grande disappunto per aver assegnato il ruolo di uno dei nani. Cerca di lamentarsi col maestro, ma è tutto inutile. Il ruolo del Principe viene assegnato al suo amico/nemico, il compagnetto Osman. Aslan sfoga il suo disappunto con il fratello, ma questi lo tratta con sufficienza e lo aggredisce, per gioco, ma con violenza ingiustificata. Nel tempo libero, dopo la scuola, il bambino assiste il fratello (che fa il pastore) nella cura del gregge e di una vecchia cavalla, la quale però, un giorno viene trattata brutalmente da Aslan (che le tira una grossa pietra per spronarla a camminare) e crolla a terra, scappando via da lì a poco, approfittando dell’assenza del bambino che era corso via ad avvertire il fratello. Quando Aslan non è impegnato nei giochi con i suoi amichetti, egli assiste con il fratello a combattimenti tra cani. A uno di questi eventi, il bambino assiste a un combattimento in cui il cane Sivas, perde e rimane per terra, venendo abbandonato per morto dal suo padrone. Il bambino però rifiuta di lasciare il cane al suo destino e rimane ad accudirlo, convincendo infine il fratello a raccoglierlo e portarlo a casa. Aslan si affeziona via via al cane, trattandolo come un membro della famiglia e resistendo alle pressioni dei compagnetti di scuola che gli chiedono se lo vorrà fare combattere. Aslan alla fine cede, convinto dal fatto che il rivale Osman, dal quale viene sfidato, ha anch’egli un cane (lo stesso che aveva battuto Sivas nel precedente incontro). Il combattimento avviene e questa volta è Sivas, spronato con veemenza da Aslan, a vincere. La naturale predisposizione del cane Sivas per i combattimenti nel frattempo giunge all’orecchio della famiglia di Aslan, e specie di suo fratello, che prende in mano la situazione, vedendo nel cane una cospicua possibilità di guadagno con le lotte clandestine tra cani. La fama e la fortuna di Sivas lo portano addirittura a sfidare in un incontro molto cruento un altro “campione” canino con il ballo un immaginario titolo di “Campione della Turchia”. Alla fine di quell’incontro, in macchina, mentre stanno tornando a casa dal luogo del “match”, Aslan comunica alla famiglia la decisione di non far combatter più Sivas, ma il pare e il nonno rimproverano aspramente il bambino, redarguendolo di non impicciarsi negli affari degli adulti: il cane continuerà a combattere fino a quando sarà in grado di farlo, portando così soldi alla famiglia.

 

Attraverso gli occhi del giovanissimo protagonista Aslan, il regista ci fa assistere alla difficile convivenza di questi nel mondo degli adulti. Il piccolo, che sogna di interpretare il “Principe” della fiaba si vede rifiutato il ruolo, che viene invece assegnato al figlio del capovillaggio. Quando va a lamentarsi con il maestro, chiedendogli di concedergli il ruolo, Aslan non viene ascoltato e viene anche trattato con sufficienza dal maestro. Stesso trattamento che il piccolo riceve del resto a casa, dove il fratello maggiore, pur nello scherzo, lo maltrattata, sottovalutando il “dramma” del minore. D’altra parte la violenza (oltre che fisica, verbale) dalla quale Aslan è circondato si riflette, com’è inevitabile, nelle stesse azioni del bambino, sia rispetto ai compagni, che rispetto agli animali, com’è visibile non soltanto nella scena delle oche (che il bimbo scansa a calcioni), ma anche della cavalla, che, come unica soluzione, fugge via. La violenza che circonda il mondo di Aslan si sublima poi nel combattimento fra cani che sembra essere per Aslan e per i piccoli del villaggio, uno dei passatempi preferiti. Con altruismo e interesse tutto infantile Aslan si prende però cura del “moribondo” cane sconfitto, Sivas, e lo porta a casa, curandolo e trattandolo come un membro della famiglia («non lo farò combattere mai»), sino a quando Aslan cede però alla “tentazione” di far combattere il cane contro il cane del bimbo rivale, Osman, suscitando così l’interesse del proprio fratello maggiore, che riconosce nella particolare abilità nei combattimenti di Sivas una ghiotta occasione di facili guadagni. Quello che però per Aslan è poco più che un gioco e un motivo di vanto tra gli amici, diventa ben presto un business per gli adulti della sua famiglia, che sfruttano il cane in combattimenti sempre più cruenti e che, di fatto, se ne impossessano (ignorando il volere di Aslan, che pure ne è il «proprietario» e che vorrebbe interromperne la “carriera” agonistica).

È difficile - dice il regista - essere piccoli in un mondo che non riconosce le legittime esigenze dei bambini, e che li condanna a crescere in fretta, sottostando alla dura “legge del più forte”. In un mondo simile non stupisce nemmeno tanto che l’unica amicizia che possa essere considerata valida e importante sia per Aslan quella del cane Sivas, anch’egli, in modo differente ma al tempo stesso simile, vittima dei gretti interessi degli uomini.

Pur essendo l’idea di fondo degna e meritevole di interesse, la realizzazione tecnica del lungometraggio, alquanto confusa e, in generale non esaltante, limita la piacevolezza del film, che pur si avvale di qualche pregevole scena e di qualche momento “spettacolare”, specie durante le scene dei combattimenti dei cani. (Manfredi Mancuso)

 


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